Corpi

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Segue ogni giorno gli stessi ritmi.
Lavora mezza giornata.
Finito di lavorare, si fa la doccia.
Mentre si fa la doccia, nell’attesa che la temperatura dell’acqua si stabilizzi, si masturba.
Quando inizia a masturbarsi, impugnando il membro avvizzito che scompare nell’antro della mano, chiude gli occhi alla ricerca di un corpo femminile memorizzato possibilmente nelle ultime ventiquattro ore. La tabaccaia dal seno straripante l’ha già consumata. La tiene in panchina come ultimo pensiero nel caso non riesca a far gonfiare il membro. Dovrebbe uscire più spesso. Per memorizzare più corpi da ricordare sotto la doccia. Corpi estranei e passeggeri. Non la tabaccaia dal seno straripante, la cassiera dalle labbra pompate, la studentessa che aspetta l’autobus delle 06:45 che smonta come una bambola componibile per portarsi a casa il pezzo dalla vita in giù. Queste ormai le ha consumate, tanto che non gli fanno più gonfiare il membro. Presupposto essenziale perchè gli si gonfi il membro è l’unicità dell’incontro. Una turista al bancone del bar, nell’atto di poggiare la valigia sul pavimento, assume una poosizione sessuale che privilegia il punto di vista posteriore. Ha fretta di andare. Rischia di perdere il treno. Consuma il caffè, assume nuovamente la posizione sessuale e se ne va. Partirà. Non la vedrà più. Questo permette che gli si gonfi il membro. A volte lo prende a schiaffi. Non ne vuole sapere di gonfiarsi. Neanche il pensiero di Brigitte Bardot può aiutarlo. L’acqua è diventata bollente. Il vapore gli offusca la vista quando prova a riaprire gli occhi. Molla la presa dal membro che cade come corpo morto. Con la stessa mano impugna il miscelatore dell’acqua. È freddo, non ostante il vapore abbia inondato la stanza. Quando ripesca il membro penzolante ha un sussulto. La differenza di temperatura lo eccita leggermente. Sembra non sia la sua mano a toccarlo. Una mano fredda la sera precedente gli ha afferrato il polso. L’acqua ha raggiunto una temperatura perfetta. Schizza sugli occhi chiusi. Se non riuscirà a fare mente locale dovrà accontentarsi della tabaccaia dal seno straripante, della cassiera dalle labbra pompate, della studentessa senza busto. Strizza gli occhi. Strizza il membro. Una zingara mendicante al semaforo la sera precedente gli ha afferrato il polso che penzolava fuori dal finestrino dell’auto. Aveva la mano fredda come il miscelatore dell’acqua non ostante l’umidità avesse inondato la città. Si sono guardati negli occhi per un attimo. Lei aveva gli occhi dello stesso verde del semaforo che era ancora rosso. L’attimo successivo il semaforo e gli occhi si sono invertiti i colori. Il membro diventa tre volte più grande. Non aveva mai pensato a una mendicante. L’acqua tende al freddo. Il volto si comprime, poi si rilassa improvvisamente. Esce dalla doccia stremato come da una performance sportiva. S’infila l’accappatoio bagnando tutto il pavimento. Con l’avambraccio elimina la condensa dallo specchio. È soddisfatto. A lavoro gli hanno dato un due più uno. La turista è partita. I vestiti sono pronti sul letto, formano la sagoma di una persona. Dovrebbe mandare giù qualche chilo dalla sua sagoma. La t-shirt è blu scuro, i pantaloni sono neri.  Li osserva con diffidenza. Osserva la sagoma provando invidia. Indossa la t-shirt blu scuro e i pantaloni neri. Osserva la sua sagoma riflessa nello specchio. Dovrebbe mandare giù qualche chilo. Si compiace. Il frigo contiene una scorta di pasti pronti da riscaldare conservati in vaschette di alluminio ordinatamente disposte sugli scaffali. Le porzioni piccole giacciono sul ripiano superiore. Le bottiglie sono riposte nel vano più basso dello sportello. Il vino è rigorosamente bianco, l’acqua frizzante, il latte intero. Mangerà alle 21:30. Esce alla ricerca di nuovi corpi da memorizzare. Esce per altri motivi. Alle 19:00 deve incontrare quell’amico con cui parla di calcio. Tifano per la stessa squadra, perciò riescono a parlare. Si fermano all’incrocio delle vie principali. Il traffico è intenso. Ostacolano il passaggio sul marciapiede, ma è il loro posto. L’amico gli dice che il nero e il blu stonano. Poi aggiunge: per motivi calcistici. Lui ride, ma non riesce a capire se è solo una battuta. Mentre l’amico parla, lui non lo guarda mai. Lancia lo sguardo oltre la strada, dentro le auto ferme, dietro le vetrine dei negozi. L’amico si lamenta del rigore concesso al novantesimo minuto alla squadra avversaria. Lui annuisce eccessivamente quando ascolta. Quando parla, invece, si scombina i capelli con entrambe le mani, poi fa scivolare le dita sugli occhi e se li stropiccia finchè non termina la frase. L’amico gli mostra sull’iPhone una foto di Sara. L’ha conosciuta su Facebook. È bionda, ma non per natura. A lui piacciono le donne con la fica depilata così non si capisce se il colore dei capelli è naturale. Una volta aveva proposto a una finta rossa di tingersi anche i peli della fica se proprio non voleva depilarsi. Lei lo aveva lasciato sul letto nudo come un verme. Chiede all’amico se Sara ha la fica depilata. Quello oscura lo schermo del telefono mettendoselo in tasca e gli dice di trovarsi una donna. Lui non ha un computer. Si rifiuta d’imparare. Preferisce uscire a cercare corpi in movimento da memorizzare. L’amico gli mostra i vantaggi che offrono i social network in fatto di corpi. Ora è il turno di Sara. Ha sfogliato le sue foto e le ha inviato una richiesta di amicizia. Non si sono ancora incontrati. Se la immagina in costume al mare come nella foto in cui è supina a prendere il sole con gli occhiali scuri che spiccano tra i capelli biondi e il seno che le pende da un lato. Sara va ancora a scuola. Non ha potuto nasconderlo perchè su Facebook ha un album di foto intitolato III B 2013-2014. Ma non sono foto di classe. Nel bagno della scuola, nei corridoi, nell’atrio. Si capisce che non è una studiosa. Si capisce anche da come si veste. Deve dedicare molto tempo alla cura della persona. Lui suggerisce all’amico di non fidarsi di una ragazza così giovane. L’amico si irrita. Non vuole che s’intrometta nella sua vita privata. Una donna bionda gli viene incontro. Gli guarda le scarpe. Lo oltrepassa e lui la segue con lo sguardo ruotando mezzo busto. Segue la linea interna delle cosce che si accarezzano, dei polpacci che s’inturgidiscono, delle caviglie che sembrano spezzarsi. Ha i piedi piccoli e cammina in maniera svelta. Archivia la linea interna nel vano doccia. L’amico messaggia con Sara. Lui gli consegna dieci euro e se ne va. Sale trentotto gradini. Apre la porta di casa. Apre lo sportello del frigo. Preleva una vaschetta piccola, una media, una grande. Le infila nel forno e si spoglia. Il vino è secco. È costato due euro e quarantacinque. Lo beve nel Grand Ballon. Squilla il telefono e lui guarda il forno. Resta fermo tra il telefono e il forno. Squilla il forno e lui risponde al telefono. Suo padre gli consiglia di valutare quel lavoro in trasferta. Sono le 21:30. Guarda il forno. Scusandosi con suo padre, stacca il telefono. Posa le vaschette su mezza tovaglia celeste. Il resto del tavolo è sgombro. La vaschetta media contiene una porzione di lasagne. Le taglia in piccoli quadratini con un coltello appuntito. Le incide come un cadavere. Prima d’imboccarle ci soffia sopra. Con gli incisivi graffia la forchetta ogni volta che la estrae dal cavo orale. Mastica con la bocca aperta e ingoia rumorosamente. Accompagna il bolo con un sorso di vino. Si tampona le labbra con il tovagliolo di carta e ne fa una pallina che lancia sul tavolo. Squilla il telefono. La vaschetta piccola contiene patate al forno, la grande un petto di pollo rinsecchito. Ci sputa del vino sopra. Ingoia e deglutisce. Il tavolo è accostato alla parete. La luce della cucina è un neon bianco. Si toglie le scarpe sotto al tavolo e fa accarezzare i piedi tra loro. Fa implodere un rutto e si guarda la pancia. Pensa che dovrebbe mandare giù qualche chilo. Posa il bicchiere vuoto nel lavello, accanto al detersivo. Raccoglie la mezza tovaglia celeste e la svuota nella spazzatura. Inserisce nel lettore dvd il disco della serie La piovra. È arrivato al terzo episodio della settima stagione. Il telecomando del lettore dvd è avvolto nel cellophane. Il televisore è di un paio di generazioni precedenti. L’episodio dura centocinque minuti. Il letto è pronto dalla mattina.

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