Dialogo tra il foglio e la matita (lipogramma in u)

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– Smettila! Smettila! Mi solletichi! –
– Reagisci, velina! Che dignità è mai codesta? Pensa agli antenati che ti hanno anticipato: incisi da lamelle taglienti! –
– Ah! Smettila! Hai presente la sensazione di ribrezzo al momento che la mano si taglia nella piega tra le dita? Ah, ma che ne sai, pezzo di legno! –
– Bada a come parli, albino! Scorre stessa resina in noi –
– Ma non hai di meglio da fare che startene sdraiata sopra di me? –
– La mano mi ha lasciata dove mi trovo. Non posso mica farmi trovare altrove –
– Come se stesse a pensare a te! Non conosci la storia delle nove matite nove? –
– Nove matite nove? Di che parli? –
– Per mille tronchi tagliati! Non conosci le storie della specie di provenienza! Ti hanno forse alimentata a inchiostro, stecchetta? Te la racconto io, che l’ho sentita centinaia di volte. Siete arroganti, voi matite! –
– Le mani ci amano –
– Tze! Le mani! Loro sì che sono insolenti. Ma l’hai visto come ci trattano? –
– Per carità! La mano non fa altro che sgranocchiarmi e riempirmi di saliva! –
– E non fai niente? –
– Mi spezzo l’estremità! Fa male al momento, ma come dispetto ha effetto. La vedi la faccia che fa ogni volta? Soffia come il vento –
– A me non fa che piacere essere rinfrescato in tal modo. Certo che ti si accorcia la vita rapidamente, così. Sei abbastanza incosciente! –
– Nella latta le altre dicono che arrivata ai tre centimetri di altezza ti lasciano in pace. Così accorcio i tempi –
– Ah, bene! Credi a loro! Credi al gregge delle matite logorate e dimenticate! A loro interessa farti fare la stessa fine, testa di cerino! E poi, non sai che potresti finire anche peggio? A proposito: stavo per raccontarti la storia delle nove matite nove.
– Racconta, dai –
– Si narra che al tempo indefinito e nel posto indefinito, la mano indefinita –
– Ma che storia è mai, codesta? –
– Sta’ zitta, va! Le altre della specie la raccontano così. Evita di interrompermi, se ci riesci. Si narra che al tempo indefinito e nel posto indefinito, la mano indefinita, scrittrice di professione, possedesse  nell’armadio risme e matite in abbondanza. Tale mano aveva ricavato grande fama per aver creato il miglior romanzo lipogramma della storia e non interrompermi per domandarmi cosa significhi perchè ce lo chiediamo da sempre –
– Ma non impari ciò che ti scrivono addosso? Io ho appreso tante cose a scrivere i compiti della mano –
– Certo che imparo, rametto! Mai mano, però, ha tracciato tale parola sopra di me. Ora sta’ zitta e ascolta –
– Non ricomincerai certo dall’inizio! –
– Si dà il caso che tale non meglio definita mano si fosse convinta del fatto che il proprio lavoro fosse avvalorato ogni giorno dal rito dell’iniziazione della matita.
– L’iniziazione?-
– Così, ogni mattina, l’indefinita mano apriva l’armadio e restava a braccia conserte in attesa del richiamo della matita che si offriva volontaria per l’occasione. Improvvisamente sembrava, poi, ricevere precisa indicazione, stendeva il braccio, afferrava la matita, la esaminava da cima a fondo e la accompagnava alla scrivania, dove si verificava l’iniziazione –
– L’iniziazione? –
– Taci e presta attenzione. Possedeva, siddetta indefinita mano, il temibile attrezzo che, già solo a sentirlo lavorare, faceva tremare le matite nell’armadio –
– Cosa poteva mai essere? –
– Si trattava del temperamatite elettrico! –
– Oh, no! –
– Oh sì, pezzetto di legno mio. La cavità tenebrosa dove infilare le vostre piccole testoline spianate e farle radere dalla velocissima lama nascosta all’interno. Sono cose reali. Ogni giorno la matita che decideva di consacrarsi veniva ridotta all’osso e la risma compilata per intero e se, invece, arrivata la sera la mano non era stata capace di scrivere niente di soddisfacente, accadeva anche di peggio –
– Cosa potrebbe mai accadere di peggio che veder sparire la propria mina dall’alba al tramonto? –
– Meschina. Potrebbe accadere, per esempio, che la mano ti getti tra le fiamme! Se penso ai miei avi ferocemente ridotti in cenere, mi s’increspa il recto –
– Be, ma loro sono stati degli eroi, chiamati a ricevere grandi opere. La nostra vita, a confronto, è certamente meno rischiosa, ma così… vana –
– Sciocchezze! Io, per me, me ne sto bene nella mia condizione di fascicolo per i compiti, per ora. Poi, chissà. Da chè esiste il riciclaggio possiamo provare vari impieghi –
– Pensa ai poveri fogli dei libri: costretti all’immobilità in eterno! –
– Non scherzare, bacchetta! I libri sono immolati all’arte. In loro è conservata ogni forma di conoscenza. Non a caso vengono scelti i fogli tra le migliori razze di resina per l’occasione –
– Si apre la porta, attento. Ah è la gatta –
– Ci mancava lei. Ecco, come immaginavo: viene dalla nostra parte –
– Oh, no! Proteggimi, ti prego! Ce l’ha sempre con me –
– Cosa posso fare, io? Ignorala. Dicono che così si fa –
– Eccola, eccola! Arriva! –
– Ahi! Vi levate di dosso? –
– Mi ha presa! Aaah! Ahi! –
– Ehi, bacchetta, che fine hai fatto? Ti senti bene? –
– Ahi! Sto bene, sì. Sono sopra il pavimento. Ahi! Ogni volta mi lancia in aria, mi morde, mi graffia! Ahi! –
– Gatti e matite. Cosa c’è di peggio? –
– Ehi, paginetta. Ma come mai la storia che mi ha raccontato si chiama “nove matite nove”? –
– Perchè ogni nove matite nove l’indefinita mano portava a termine il romanzo iniziato  –
– Capìto. Arriva la mano! –
–    –

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