CANZONE AUMENTATA

Canzonedellasera50

Puoi fare a meno

di me,

tu che mi attendi nel sogno

non appena mi volti le spalle

e prosegui per il tuo percorso

tra orientali incensi di notti lascive

cui mi astengo lontana, assente.

Puoi fare a meno

del mio odore acre che conservi nelle narici asciutte quando ti allontani,

del fiato nell’orecchio che rivela dichiarazioni d’amore,

delle gambe accavallate sulle tue,

del suono della risata suscitata,

dei discorsi taciturni autonomi,

della presenza tra la folla in cui ci s’intravede,

della bocca che si muove pur senza parlare,

delle mani fredde e del ventre caldo,

del petto nudo che si aggira per casa,

delle orecchie attente alle inquietudini inviolate,

delle lacrime pari in comunione viziate dagli abbracci,

dei capelli bagnati con cui ti lascio andare,

delle unghie laccate che si fanno ammirare,

della fedeltà del ricordo,

della normalità evitata con cognizione,

della saggezza invocata,

delle lunghe passeggiate senza meta,

delle poesie recitate,

delle poesie inventate,

dell’attesa al mio ritorno,

del tuo ritorno irrefrenabile,

della musica di sottofondo,

delle luci spente quando è ora di andare,

degli occhi vispi a vedersi,

della voce tremula alla confessione spontanea,

dei racconti di giornata con cui concludere il giorno,

delle intuizioni meccaniche che stupiscono,

delle teorie incomplete che violentano la ragione,

delle domande incalzanti che si fanno spazio a gomitate,

delle soluzioni incerte di cui non siamo mai soddisfatti,

dei libri sul tavolo che non saranno mai “nostri”,

degli insegnamenti voluti e di quelli dovuti,

degli scambi occasionali che andrebbero ringraziati,

della stanchezza da colmare con la compagnia del corpo,

della spalla da proteggere facendosi uomo e donna,

dell’ansia da reprimere sincronizzando i respiri,

delle delusioni da confortare chiedendo – Parlami di me –,

del televisore che ci guarda attonito,

dei vestiti che cerco e non trovo perché sono tutti neri,

del nervosismo che fa ridere,

della conclusione inaspettata cui non sappiamo giungere altrimenti,

dei versi tuoi che ti scrivo mentre ti guardo,

dell’incontro fortuito cui è concessa una sosta,

della sosta al bar sotto la pioggia incessante che regala tempo indeterminato,

del nome pronunciato cui segue la persona,

del richiamo quando suona la sveglia e già mi guardi,

dell’ultimo sguardo prima di addormentarsi che non è mai l’ultimo,

delle lezioni da impartire come tesoro consegnato in eredità,

delle voci che si sovrappongono e pur si lasciano parlare,

dei luoghi da raggiungere scalando infiniti gradini,

delle canzoni da cantare quando non si riesce a dormire,

dei calici svuotati con cui riempire le serate,

delle ricerche condivise per un dubbio appena sorto,

delle decisioni affrettate per non sprecare tempo,

del rumore dei passi nella camera accanto,

del rumore dei passi che si avvicinano,

della domenica pomeriggio che è mattino,

del figlio mio che è tuo e ancora è morto e poi lo faremo vivere e avrà il tuo nome,

delle fatiche da incoraggiare con parole vane pur convincenti,

del gatto che si intromette e non ci fa baciare,

delle richieste inespresse già esaudite,

della coppia delle nostre ombre che io invidio,

delle strade sbagliate e di quelle giuste che sono comunque sbagliate,

degli anni che passano senza far più paura,

delle regole che non abbiamo perché siamo liberi di amarci,

dei sogni in cui mi vedi e poi apri gli occhi e mi vedi ancora,

delle pause necessarie,

delle avventure solitarie da raccontare,

delle lettere consegnate a mano,

delle tue partenze estive non festive,

della risposta che conosci già perché avrei fatto la stessa domanda,

dei consigli ragionati come per se stessi,

dei fiori coltivati più belli di me,

del romanzo innovativo che non cominceremo mai a scrivere,

di Dante e Beatrice finalmente uniti nella nostra reincarnazione,

delle tue opere apocrife da curare,

della libreria che si espande senza mai sconfinare,

della chitarra che stona anche quando è accordata,

dei miei romanzi ingialliti che rinnegherò,

dell’immotivata apprensione,

dell’alienante ispirazione,

dell’addio che si realizza ogni volta che ci rivediamo,

del presente in cui si compie il futuro,

delle dediche,

della mezzanotte,

del prato essiccato al sole da innaffiare,

del polso che regge il pugno chiuso,

del ritratto incompleto,

dell’estratto di cielo incorniciato,

dei piedi sulle pareti,

del vincolo di cui ci siamo liberati,

dei coriandoli di stelle fisse,

del braccio addormentato più dell’occhio,

del mio letargo invernale.

Puoi fare a meno

di me,

presupposto essenziale perché cominci a vivere,

tu che continui a esistere senza

di me.

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