Edmondo Drengot – Ep.1

Nel corso dell’Era dell’Espansione, il popolo dei Pani attraversò un periodo di forti dissidi interni, dal cui squilibrio trassero occasione per emergere i Cinque Presidenti.

Durante la centoventottesima “notte della urla” della Quinta Era panica si verificarono degli indicibili scontri civili senza precedenti dovuti a differenziazioni interne acuitesi a causa del graduale allontanamento generazionale dalla Matrice Prima.

La Matrice era una massiccia collina di sabbia situata nel punto più confortevole e prolifico della terra dei Pani, il Centro, da cui aveva avuto origine il primo nucleo organico: quindicimila generazioni si erano susseguite in un clima di sostanziale cordialità, godendo del benessere offerto dal suolo, ma con l’aumento della popolazione, sempre crescente, i Pani erano stati costretti, nel duro corso del tempo, a spostarsi in zone sempre più lontane dal prolifico Centro, arrivando a occupare ogni terra emersa.

La Prima Guerra Panica fu un vero e proprio massacro: persero la vita più di cinquemila esseri di ogni genere e specie e, tra questi,  una serie di personaggi autorevoli che avevano, fino a quel momento, garantito la coesione popolare.

Era tradizione dei Pani incontrarsi sulla Collina una volta l’anno, in corrispondenza del plenisatellite estivo (allorché, evento unico e irripetibile, il Satellite appariva nel bel mezzo del cielo a illuminare la notte), per onorare la ricorrenza della loro genesi.

Si tramandava che da lì avesse avuto origine ogni cosa conosciuta: la notte in cui il Satellite era apparso per la prima volta a illuminare le tenebre.

Durante il rituale, del tutto privo di atti cerimoniosi, i presenti, senza distinzione di classe, età e genere, usavano salire in massa sulla vetta, lamentando a voce alta i problemi che li affliggevano.

Giunti in cima, poi, si zittivano e attendevano che arrivassero tutti i lamentosi, che a loro volta, fermandosi, si erano messi a tacere. In quel momento di silenzio totale, rivolgendosi uniformemente verso il Satellite, prendevano a guardarlo e a urlargli brutalmente contro.

Non che il Satellite assumesse per loro un significato negativo contro cui ribellarsi, piuttosto, con valenza esoterica, rappresentava una sorta di grande occhio che vegliava su tutti e che, effettivamente, influenzava gli accadimenti della loro vita.

Il giorno della centoventottesima mobilitazione della Quinta Era, Anafesto, censore incensurato, mosso da deformazione professionale, si premurò di tenere d’occhio il flusso di gente che si avviava alla Matrice.

Ma la salita, questa volta, fu diversa dalle solite: i lamenti non si riducevano più a uno sfogo personale rivolto al cielo, gli uomini iniziavano a insultarsi a vicenda, le donne tiravano i bambini a sé, gli anziani non erano più in grado di fare strada ai nipoti: quello che un tempo era un caos ordinato si era trasformato in disordine sociale.

Motivo per cui, Anafesto, optò per rimanere seduto ai piedi di un albero nella pianura sottostante: con le gambe incrociate, coperte dalla lunga barba a punta che pettinava in continuazione, sgranocchiava un frutto quando notò che gli ultimi quattro uomini che seguivano il flusso di gente iniziarono a rallentare il passo parlottando tra loro finché, raggiunto un notevole distacco dalla folla, senza destar sospetto, deviarono il percorso e tornarono indietro.

Si trattava di Ernefario, Lotomante, Scrabello e Vittore, gli uomini che nel corso dei recenti scontri, risultato della Centotrentesima Guerra Panica, avevano alzato la voce attirando l’attenzione delle parti popolari che nei loro ideali si rispecchiavano.

Il popolo dei Pani aveva subito mutamenti epocali corrispondenti alle Ere che avevano scandito la propria storia: il primo periodo della loro esistenza, la Prima Era Panica, si era svolto nella massima naturalezza, in un’unione pacifica tra gli uomini e un rispetto reverenziale nei confronti della Natura, che ogni giorno veniva omaggiata e curata per la salvaguardia dell’ambiente e della specie. Era così lontana nel tempo da venire ricordata come una leggenda, non essendo più nessuno in grado di riferirne le coordinate.

Dalla Natura stessa i Pani iniziarono ad apprendere i meccanismi vitali e, durante la Seconda Era, che prese il nome di Era dell’Apprendimento, per mezzo di approfonditi studi di osservazione, impararono le leggi naturali da cui poterono trarre giovamento e sviluppo e, infine, scoprirono un metodo per renderle immortali: la testimonianza incisa.

Fino a quel momento, difatti, ogni regola, nome, evento era giunto a conoscenza dei presenti per mezzo del ricordo, tant’è vero che qualcuno (di cui il nome fu dimenticato) si premurò di inventare un metodo musicale all’orecchio affinché la testimonianza mentale riuscisse più agevole.

La procedura dell’incisione, nel tempo, divenne talmente nobile per i Pani che presto, nella successiva Terza Era dello Sviluppo, in cui avrebbero dovuto finalmente mettere in pratica le teorie tanto faticosamente immortalate dai Padri incisori, accolse su di sé tutta l’attenzione, facendo dimenticare il motivo stesso per cui era stata creata.

Fu l’Era più lunga di tutte, oltre che la più deviante, durante la quale iniziò a diffondersi il verme malvagio del Nome. Si racconta che, a quel tempo, molti uomini persero gli arti inferiori a furia di starsene seduti a incidere, giorno e notte, senza più dormire o procurarsi il fabbisogno, senza dichiarare sottomissione a una donna o generare figli. La popolazione si dimezzò, difatti, e tutto accadde per competere nel tentativo di primeggiare nella maestria dell’inciso, dopo il riconoscimento della quale abilità il Nome veniva impresso negli archivi storici del popolo con la promessa di essere tramandato in eterno.

Ovviamente, non tardarono a sopraggiungere le prime cospirazioni, con fazioni opposte annesse e scissioni interne alle fazioni e separatisti di genere, che tutto sommato si rifacevano alla fazione opposta pur senza avvedersene, e falsari e lecchini e falsi lecchini: tutto, in funzione dell’immortalità del Nome.

Qualcuno riuscì, in quell’aspro e intricato panorama di contesa, a farsi ricordare, e ci riuscì meritatamente ed egregiamente del resto, ma nel frattempo si era persa la rotta e nessuno fu più in grado di ricordare quale fosse il senso originario di ogni cosa, così, un po’ per inerzia, un po’ per agio, si continuò su quella scia, con la condizione però, dettata dalla Legge Superiore, che nessun uomo avrebbe più perso le gambe e si sarebbe tornati (obbligatoriamente) a generare eredi.

E fu proprio un erede di un plurinominato incisore che, oppresso dal peso dei Nomi cui era sottoposto, generò la Rivolta che condusse fatalmente alla Quinta Era Panica, o dell’Espansione (la Quarta fu Era di passaggio).

Panilio Podarno Tonzetti Figliacci, ultimo esemplare di una lunga discendenza di incisori di grande fama, tranciò la bacchetta, che il padre gli aveva orgogliosamente cucito alla mano destra alla nascita, per farne una miccia incandescente con cui diede alle fiamme ogni traccia di incisione che era stata abilmente creata dai Pani.

Si mise a capo dei Senza Nome (che tutt’al più avevano un solo nome e di scarsa rilevanza), stracciò pubblicamente i certificati che di sé attestavano l’originalità nominale e condusse, senza avere idea dei risvolti che ne sarebbero derivati, alla Rivolta sociale.

Nel corso della loro storia, i Pani dovettero gradualmente, necessariamente, allontanarsi dalla Matrice, ma mai, come in quella occasione, l’intenzione di espandersi fino all’ultima estensione di terra si era resa così palese.

Ernefario, Lotomante, Scrabello e Vittore avevano dei nomi di poco conto, venivano dalle file dei Senza Nome del resto, ma ciò non contrastava con le loro ambizioni di potere.

Avevano dato rappresentanza ognuno a una qualche fazione che era venuta a crearsi in seguito alla Rivolta, per le quali incongruenze la convivenza si rendeva sempre più difficile e in particolare: Ernefario sosteneva coloro i quali avevano intenzione di vivere seguendo il progresso, mandando a farsi benedire tutto il passato; Lotomante guidava gli spirituali che volevano distruggere tutto ciò che era stato creato dall’uomo; Scrabello, con i suoi, intendeva restaurare il passato più recente di cui, tutto sommato, non ci si poteva lamentare; Vittore rappresentava i più nostalgici amatori della Matrice Prima.

La Notte della urla, che tutti attendevano come risolutrice, non tardò ad arrivare, e fu proprio in quell’occasione che i quattro pretendenti al potere si diedero appuntamento per accordarsi sulla spartizione delle terre.

Anafesto, l’incensurato censore seduto ai piedi di un albero nella pianura sottostante la collina, comprese subito le loro intenzioni non appena li riconobbe e li vide allontanarsi in gruppo, così si risolse a seguirli, implorando perdono al Satellite per la sua mancanza all’evento, a suo parere necessaria.

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