C’è tempo fino al 20 novembre per iscriversi al Concorso MArteLive ed entrare nella sua prestigiosa scuderia artistica

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MArteLive Lazio! Dicembre a Roma, la prima finale regionale in vista della Biennale MArteLive 2016 (deadline 20 novembre 2015)

 

Alessandro Ribaldo

Il countdown è iniziato! A dicembre primo grande appuntamento all’interno del Concorso Artistico Nazionale MArteLive con la prima finale regionale MArteLive Lazio, alla quale accederanno gli artisti selezionati fra le 16 sezioni che animano il festival e dalla quale usciranno i primi finalisti (uno a sezione) che approderanno direttamente alla BiennaleMArteLive 2016, assicurandosi il posto nella finale nazionale.

La prima finale regionale MArteLive Lazio si svolgerà a Roma con due eventi multi-artistici che vedranno esibirsi e sfidarsi in contemporanea più di 150 artisti a sera, affiancati da celebri guest star del panorama nazionale. Gli artisti, scelti fra le 16 diverse sezioni artistiche che confluiscono nel festival-concorso, si esibiranno in un amalgama di musica, spettacoli e performance live di teatro, danza e circo contemporaneo, mostre di pittura e live painting, fotografia, fumetto, proiezioni, installazioni, reading, street-art e video-mapping, che ibridandosi andranno a creare lo “spettacolo totale”, ossia il vero MArteLive.

I vincitori della prima finale MArteLive Lazio avranno un posto assicurato alla Biennale MArteLive 2016, che si terrà a Roma in più location selezionate, quali sono state per l’edizione 2014 il MACRO di Testaccio, il Circolo degli Artisti, l’Atlantico Live, l’Init, il Monk, l’Angelo Mai, la Casa del Jazz e tante altre, e che darà ai partecipanti l’opportunità unica di vincere esclusivi premi, riservati non solo ai vincitori ma anche a coloro il cui lavoro verrà ritenuto degno di nota e attenzione, nonché di entrare a far parte del roster degli artisti di ScuderieMArteLive, partecipando così ai più importanti eventi culturali organizzati dal nostro staff. (I premi in palio per la prossima edizione saranno di valore superiore o pari a quelli assegnati nel 2014. Per consultare l’elenco degli oltre 100 premi assegnati durante la BiennaleMArteLive 2014 visita il sito www.marteawards.it/premi).

 

 

{SCHEDA 1 – MODALITA’ DI PARTECIPAZIONE}

Le iscrizioni per accedere alla prima finale regionale del Lazio saranno aperte fino al 20 novembre 2015, mentre chi si iscrive dopo il 20 novembre potrà accedere alla seconda finale MArteLive Lazio, con una sola data prevista per maggio 2016. Per le altre regioni, come da regolamento, resteranno aperte fino al 31 marzo 2016 quando inizierà ufficialmente la fase finale della Biennale MArteLive 2016, che tra aprile e luglio vedrà lo svolgersi delle finali regionali o di macro-area, dislocate su tutto il territorio nazionale, nella formula multi-artistica che contraddistingue il festival. I vincitori delle singole finali regionali o di macro-area approderanno alla finale nazionale, Biennale MArteLive, che si svolgerà a Roma a novembre 2016.

Dai anche tu alla tua arte l’occasione unica di avere finalmente il riconoscimento che merita!

 

ISCRIVITI A MARTELIVE!

 

Se sei un artista tra i 18 e i 39 anni e non riesci ad emergere come vorresti, iscriviti al Concorso MArteLive e giocati il tuo posto alla BiennaleMArteLive 2016!

Per partecipare è sufficiente collegarsi al sito marteawards.it e compilare il form d’iscrizione online corrispondente alla sezione artistica desiderata, fra le 16 che animano il festival (musica, teatro, danza, cinema, videoclip, deejing live, veejing live, letteratura, artecircense, street art, pittura live, fotografia, fumetto, grafica, moda&riciclo, artigianato artistico) acquistando la MArteCard che, oltre a garantire l’iscrizione a più sezioni del concorso, darà diritto ad una serie di sconti e agevolazioni legati ad eventi artistici e culturali in tutta Italia.

Modalità di partecipazione:

  1. Leggi attentamente il REGOLAMENTO (http://concorso.martelive.it/regolamento)
  2. Scarica il bando della sezione o delle sezioni cui vuoi partecipare
  3. Compila il form di iscrizione relativo alla sezione o alle sezioni scelte.
  4. Entra in possesso della tessera associativa MArteCard che, oltre a garantire l’iscrizione a più sezioni del concorso, darà diritto ad una serie di sconti agevolazioni legate ad eventi artistici e culturali in tutta Italia.

 

INFO: iscrizioni@martelive.itinfo@martecard.eu

 

 

{SCHEDA 2 – BiennaleMArteLive 2014}

La Biennale MArteLive 2014 ha registrato oltre 30.000 presenze e selezionato più di 900 artisti in tutta Italia tra gli oltre 2000 iscritti al concorso, riunendo pubblico, media e artisti per una 6 giorni (23/28 settembre) celebrativa dell’Arte a 360 gradi, un Evento senza precedenti che ha visto succedersi centinaia di spettacoli fra concerti, performance di teatro, danza e circo contemporaneo, mostre di pittura, fotografia, fumetto, illustrazione, proiezioni, installazioni, reading, street-art, video-mapping, ospitati in diverse 40 location distribuite negli 8 comuni coinvolti nel territorio regionale del Lazio (oltre Roma, Frosinone, Civitavecchia, Cassino, Roviano, Tivoli, Carpineto Romano, Tolfa e Contigliano).

Nello spazio dell’ex Mattatoio di Testaccio, dal Campo Boario a La Pelanda, dalla Factory all’area esterna del MACRO Future, ogni sera si sono esibiti circa 200 artisti affiancati da guest star nazionali e internazionali con date esclusive in Italia, come Gang of Four, storica band post punk britannica, Fanfarlo, Mogwai dj set e ancora Après La Classe, Clementino, Africa Unite, Zen Circus e tanti altri. Tra i guest, l’attore e autore teatrale Andrea Cosentino, la compagnia di danza coreografica Ritmi Sotterranei e in esposizione le foto di Antonio Barrella, le grandi tele di Desiderio, il video dell’irriverente Max Papeschi, gli accuratissimi ritratti dello street artist italo-olandese Jorit.

MArteLive offre un’occasione unica ai giovani artisti che vogliono emergere nel contesto culturale e allo stesso tempo vivere un’esperienza indimenticabile accanto a importanti big della scena contemporanea. Per fare un esempio nella sezione musica, gruppi prima sconosciuti quali Nobraino, Dellera, Management del Dolore Post-Operatorio e tanti altri, sono stati scoperti e portati al successo nazionale grazie al MArteLive System e in particolare grazie a MArteLabel, l’eclettica etichetta nata dall’esperienza di MArteLive che assegna uno dei premi principali nella sezione musica, ossia un contratto di management dal valore di 20mila euro con relativo inserimento nel roster.

 

 

H

Cometa Donati 1858

Ogni sera, mentre lui non arriva, lei legge Manganelli, il quale, denso e poroso, le provoca un’eccitazione perversa senza pari.

Se lui arriverà entro il termine della sigaretta, la troverà ad attenderlo. Ma: la sigaretta brucia veloce e lei scandisce il tempo diversamente.

Lui, frattanto, sta contrattando con donne satellitari, dimenticandosi di lei.

Lei, invece, continua a pensarlo, nonostante i suoi studi la inglobino in orbite spaziali. Spaziali? Sì, perché lei si occupa di fisica quantistica, dimenticandosi del mondo reale. Reale?  Non quello che ruota attorno a un asse obliquo per ventiquattro ore seguendo le dinamiche ellittiche del sistema di pertinenza; quell’altro, strettamente territoriale, costituito di genti scontente, in attesa. Lei vi appartiene. Eppure, se ne dimentica. Lascia bruciare la sigaretta come un meteorite periodicamente tornante, appariscente. Resta in attesa, senza riflessione; terminata la sigaretta, inizia a leggere Manganelli. Il quale, inconsciamente, le causa la suddetta eccitazione perversa. C’è da domandarsi, a questo punto, se lei sia eccitata dallo stesso autore, ovvero dall’uomo che attende. Intanto, la cometa H. attraversa la volta visibile, senza che nessuno dei due lo sappia. Lo sa l’altra: quella che, dall’altro lato del telefono, cerca di persuadere lui, nella speranza di un ritorno. Perché, come la cometa, sa che tutto torna, in una notte.

Il Santo

Pialla-falegname logo

Dev’esserci stata una latenza, alla mia nascita, che mi ha generato come eco di me stesso.

Da qualcuno, a un punto avanzato della mia vita, sono stato definito incolto. Come una lattuga marcita, eppure nata. Inutile celarlo dietro un aggettivo indefinito. Costui era uno, precisamente: un’entità, univoca e recidente come lama affilata alle basi del fusto. E, come tale, era di genere femminile, sprezzante.

Quand’ero bambino, alla domanda solita sulle previsioni lavorative future che mi si poneva, rispondevo che avrei voluto fare il Santo. Di mestiere. Ridevano.

Il fatto è che non mi fu concesso seguire studi classici, canonici: mio padre mi istruì alla nobile arte del falegname. Produssi, fin da principio, crocifissi. Quando fui più grande, ne progettai alcune copie di mirabile fattura, mai realizzate. Infine, mi dedicai alla scultura. Quando, poi, fui abbastanza maturo da intuirne il significato reale, mi prostrai ai piedi della mia stessa arte, prima ancora che a quella del sacrificato, e impedii a me stesso di proseguire l’opera.

Mi sarei ritenuto degno soltanto qualora fossi diventato un Santo.

Non fu, certo, sufficiente astenermi da donne, denari e vizi per divenire tale.

Un Santo è la sintesi di un sistema. Non l’apice di una gerarchia, il rispetto delle norme, l’educazione dei sensi che governano le specie. Essere un Santo vuol dire estrapolare il nettare delle madri immastite, sputarlo prima ancora di goderne i benefici papillari e custodirlo come germe di una razza vergine, innata e sterile.

Non mi era chiaro ancora, però, che un Santo, più ancora che un Artista, è consacrato tale soltanto postumo. Impiegai tutta la vita, difatti, per esserlo. Attraversando difficoltà, impedimenti e stroncature.

Conobbi Luce ché avevo vent’anni. Mai, prima di allora, una creatura femminile aveva osato interpolarsi tra me e La divinità. Era più piccola di me, ma con delle rughe ai lati degli occhi che non lasciavano interpretarne l’età. Fui colpito dalla presenza di quattro nei disposti a rombo sul polso, quando mi porse la mano per presentarsi. Non era un rombo, era una croce. Era venuta in laboratorio con sua madre per ordinare la camera da letto della sorella appena nata. La madre la definiva entusiasta dell’arrivo, ma a me parve infastidita dalle attenzioni materne, seppure premature, per l’intrusa. In questi termini me ne parlò, quando ormai quella spadroneggiava in casa con prepotenza di uomo incontaminato. Era venuta ogni pomeriggio a seguire la preparazione della mobilia, finché non fu pronta, sostando oltre la nube di segatura da cui, ogni volta, le suggerivo di allontanarsi. Tra le pause acustiche del lavoro, Luce si intrometteva a produrre i resoconti degli studi in cui, di giorno in giorno, si imbatteva. Pronunciava nomi che non avevo mai sentito, che mi affascinavano. Di tanto in tanto mi permettevo di domandarle approfondimenti sulle questioni proposte e lei, qualora non possedesse risposta congrua, s’infastidiva al punto da insultare la mia ignoranza. Adoravo la sua irritabilità. Le faceva spuntare le vene sul collo fiero, mentre gli occhi percorrevano un’orbita da sfidante a tenera.

Prima di lasciare il laboratorio, sbattucchiava le mani grassocce sulla patta della gonna tesa, proclamando dubbiosamente un successivo incontro. Dopo la terza volta, non ebbi più dubbio che sarebbe tornata puntualmente.

Compresi, in breve tempo, che Luce provava gusto a sfidarmi e provocarmi.

Era un gioco che mi piaceva, ma non mi allettava.

Non poteva in nessun modo una donna, una femmina, sconvolgere gli equilibri tra me e La divinità. Cosa avrebbe potuto darmi di più?

Certo, mi affascinavano le sue maniere: il ritmo del muovere i polsi, il volgere il capo al lato come un cane che tenti l’interpretazione del linguaggio umano, lo slancio delle ciglia presuntuose. Né ero imbarazzato dalle fattezze femminee, dalle lusinghe del corpo, dalla provocazione che le pertengono che pure,  La divinità me lo conceda,intuivo ciecamente.

Luce, però, non pareva comprendere le mie resistenze. Che tali non erano, effettivamente, non essendovi impulsi primari da ostacolare. Per quale motivo penso a lei tutt’ora? È stata lei, il suo incontro, a impedirmi di diventare un Santo? O la latenza che, alla mia nascita, mi ha generato come eco di me stesso?

Persi notizie di lei subito dopo la consegna del lavoro.

Centinaia di clienti varcarono ancora la soglia del laboratorio, ma mai nessuno mi colpì in un particolare come la croce di nei sul polso di Luce.

C’è chi attribuisce all’Amore svariate possibilità. Da tre a infinite. Io, dacché sono nato, sono stato convinto che l’Amore si manifesti una sola volta nella vita di un singolo individuo. Le altre sono prove, allitterazioni. L’Amore è un distico perfettamente compiuto, consegnato brevi manu dalla divinità, senza enigmi sfingici. Io ho dovuto rifiutarlo, per essermi consacrato in precedenza allo stesso emittente. E non perché lo amassi, pur adorandolo: la mia ambizione, il mio ritardo sulla vita me lo impedì.

L’eroina americana docet

ragazza studio

Se il cinema hollywoodiano di fattura americana ha l’ossessione delle catastrofi e delle invasioni aliene che colpiscono New York, le serie tv/web americane sono affette dalla sindrome del sobborgo proletario.

La ragazza di bassa estrazione sociale è la protagonista indiscussa di qualsiasi storia che porti o meno il suo nome. Anzi, generalmente il titolo è toponomastico.

È bella, anche senza trucco – soprattutto senza trucco – del resto non si trucca mai e una sola volta in tutte le puntate di tutte le stagioni apparirà lievemente truccata (poco rossetto, un po’ di fard e i capelli raccolti saranno sufficienti a renderla incantevole) per una qualche serata da cenerentola cui andrà contro voglia incitata da una persona cara la quale le dirà che, sì, se la merita una serata del genere e le regalerà per giunta un vestito che lei non si sarebbe potuta permettere, semplice ma elegante, per l’occasione, cui sarà presente il belloccio della situazione, da sempre innamorato di lei ma puntualmente respinto a causa della sua posizione sociale e dei soldi che possiede – troppi soldi per una popolana!

La ragazza, dicevamo, è bella, di una bellezza naturale e genuina inarrivabile alle competitive tipe fashion vittime di shopping compulsivo e party super-trandy. Ha i capelli castani, lunghi, senza taglio né piega; indossa vestiti di incomprensibile fattura e combinazione (non perché sei povera sei autorizzata a non avere buon gusto), però ha tutto: maglioni pesanti, sciarpe, guanti, cappelli, scarponi – l’inverno – vestitini retrò intercambiabili – l’estate. Ha anche un’automobile – scassata, ma ce l’ha. Non si capisce come faccia a pagare: bollo, assicurazione, benzina; così come: bollette e manutenzione della casa di proprietà o in affitto in cui vive da sola o con una sconfinata schiera di fratelli minori. Il padre: o è in carcere o è alcolizzato (lei lo ama incondizionatamente, anche se non glielo dimostra). La madre: è morta o ha abbandonato la famiglia.

La ragazza lavora in qualche locale in cui è sottopagata e costretta a subire i soprusi dei ricchi clienti smargiassi che lo frequentano. Il titolare, però, è molto affezionato a lei e spesso le concede turni di riposo o le regala finte mance.

Il tipo che la ama da sempre è il più ambito del quartiere: riceve avances continue da strafighe che non gli interessano perché vuole lei, soltanto lei: la brunetta frustrata senza trucco della porta accanto. A lui non importa che la vita della ragazza sia triste e complicata, anzi: lui si sente in dovere di salvarla in ogni caso. Spesso le fa regali che lei rifiuta per non sentirsi ‘comprata’.

La ragazza in questione non dorme mai. La si trova sveglia all’alba a preparare la colazione per tutti i fratelli, già vestita, iperattiva e con un’inverosimile parlantina attivata. Punto cruciale: sorride. Sempre. La sua vita fa schifo, non le offre alcuna prospettiva, lei stessa rifiuta la scalata sociale ma: sorride, fiera di tutto ciò che la riguarda. Non si capisce quando trovi il tempo per studiare al fine di poter incassare le borse di studio che le consentono di soddisfare le sue ambizioni. Studia in cucina tra biberon e persone che entrano ed escono, aiuta anche i compagni di scuola a studiare ma sottovaluta le sue capacità. Ogni tanto, finalmente stremata, si addormenta su un divano e qualcuno le agevola una coperta addosso per poi restare a contemplare la sua innata bellezza.

Comunque vada a finire la storia generale, a lei spetterà un buon meritato futuro.

Tutto sommato, un racconto similmente strutturato ha sempre un buon esito e pare una formula di indiscutibile successo assicurato.

Sicché: avanti un’altra.

Prescrizione del giorno dopo

suono-infinito-lorenzo-maiani-plindo

A chi, umilmente, crede

che il comunismo (chissà

per quale motivo

mai realizzatosi) sia

la soluzione;

a chi, superbo, spera

nel riscatto nazista

(chissà per quale motivo

mai restauratosi);

a chi impazzisce di ecologia

imponendo la presenza umana

sul pianeta terra;

a chi si duole e mormora,

a chi sconfina e perpetra,

a chi s’inganna

e rifugge nel passato

:

pulirsi gli occhi

con tergicristalli levagiri,

spolverare le memorie arrugginite

e frigide con aliti di brezza

spirituale.

La vita del mondo non è

la vostra vita. Il padre che avete

perso è solo uno dei padri morti.

L’eroe indefesso non cambierà

le sorti. È bello – oh sì che bello –

sentirsi importanti, strutturali,

necessari, determinanti.

Compiacetevi di voi stessi,

del cognome che vi precede,

della stima anticipata.

Ostentate la vostra cultura,

i titoli di cui vi fregiate

fingendo che ve ne fregate.

Provate a guardarvi, invece,

dall’eterno. No, non è un refuso.

Dove siete? Oh, vi siete persi?

Siete quel microbo che si butta giù dal letto

per sgobbare dietro la scrivania?

No, certo che no! Siete quell’altro?

Quello che si finge giovin signore

perché non accetta le regole?

E il ribelle? Sì, il ribelle

è autosufficiente.

Non si può farne a meno.

Uno ha lottato tutta la vita

non per i suoi diritti, certo, ma

per quelli dei posteri. Ammirevole.

L’altro ne ha uccisi a centinaia,

senza scrupoli.

Eppure, si assomigliano. Sì.

Da qui vedo, una certa somiglianza

– nell’aspetto, dico. Un puntino

impercettibile, disperato, in ogni caso.

Che meraviglia, la puerpera:

dona la vita

e poi la salva.

Poesia del giorno prima

news

Avete rotto il cazzo:

voi

(i marò che hanno scelto di morire come volevano

gli animali bisognosi che non aiuterete mai

le occasioni in cui fingete di divertirvi

gli aforismi estratti da libri che non avete mai letto

i ‘migranti’ che trovano miglior vita in mare

la convinzione che conosociate l’Italiano perché sapete usare i congiuntivi

[ma non la consecutio temporum]

la nouvelle cousine improvvisata

le pratiche orientali che non appartengono alla vostra cultura

le scoperte scientifiche inventate al mattino

le notizie storiche senza accertamenti di fonti

i mafiosi che sono peggiori dello Stato

i funerali dei personaggi famosi che non conoscevate prima che morissero

le pubblicità progresso che vi fanno sentire progrediti rispetto alla scimmia

la legalità imposta

le vicende private criptate pubblicamente

i pensieri intimi da condividere

gli scandali scandalosi

le lamentele sul clima

i ringraziamenti commossi per gli auguri di buon compleanno con un click

l’ecologia esasperata

la Chiesa VS i bambini dell’Africa

le coppie gay da salvaguardare

i tributi ai cantautori italiani

le teorie complottistiche

gli alieni e i fantasmi).

Avete rotto il cazzo:

voi

e l’analfabetismo di ritorno.