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Edmondo Drengot – Ep.2

Chiusi nella Sala Duodenale del Palazzo Bustrofedico, in cui si erano infiltrati senza licenza, si misero a sedere attorno al Grande Tavolo Triangolare pronunciando espressioni formali accompagnate da emissioni baritonali della voce.

In breve tempo riuscirono a trovare un accordo che accontentasse le richieste di ognuno in maniera più che soddisfacente e precisamente:

a Vittore sarebbe spettato il territorio nei pressi della Matrice;

Scrabello sarebbe rimasto con i suoi seguaci nel luogo stesso in cui si trovavano, evitando inutili spostamenti;

Lotomante avrebbe ottenuto la potestà sulle acque, sulle quali avrebbe costruito un villaggio galleggiante e itinerante per i suoi uomini;

Ernefario si sarebbe appropriato di quelle terre emerse di recente dal nulla.

Così accordati, allontanati rumorosamente i sedili dal Grande Tavolo Triangolare, incrociarono ognuno le proprie braccia davanti al busto, tese verso i compagni che stavano ai lati, e provarono a stringersi le mani, ma le dimensioni spropositate del Tavolo impedirono il gesto di accordo, così, lanciandosi occhiate d’imbarazzo, ne improvvisarono uno nuovo e tutto loro: braccia aperte alla massima estensione a formare una T con il corpo, con le punte delle dita della mano a far contatto.

– Siamo quattro T – espresse con euforica intuizione Lotomante – Come le quattro Terre! – e con tale sentenza consacrò il gesto come ufficiale.

Tutti risero con soddisfazione: Ernefario grugniva, Lotomante squittiva, Scrabello nitriva, Vittore barriva; risero così a lungo da superare la somma di tutte le risate esternate nella storia del popolo dei Pani e avrebbero continuato chissà per quanto ancora se Anafesto non si fosse deciso a irrompere nella Sala nel tentativo di interrompere quella fiera dell’ilarità, esordendo con uno scenico: – Fermi tutti! – che non raggiunse l’orecchio di nessuno dei presenti, sicché fu costretto a replicare la performance inalando un gran quantitativo d’aria prima di emetterla sottoforma di un: – Fermi tuuutti! – ma anche questo tentativo fallì, e i quattro continuavano: – Ngro, ngro – e – Hi, hi, hi – e – Huiiiiiii – e – Hu, huuu – sicché il censore decise di avanzare con prepotenza fino a raggiungerli alle spalle e urlare con tutta l’aria che era riuscito a risucchiare: – Oooh! – facendo sobbalzare i quattro uomini, che finalmente si spensero.

Vittore, dietro le cui spalle, come fosse la sua ombra, si era precisamente posizionato Anafesto, si voltò di scatto e, mentre Scrabello si era rannicchiato di colpo coprendosi il capo con le braccia, Lotomante aveva serrato gli occhi per non sapere cosa lo aspettasse ed Ernefario aveva alzato le braccia al cielo, balbettò: – A… na… festo! Ci hai sp… pave… ntat… t… ti –

– Che nessuno si muova! – annunciò il censore – Ho assistito alla vostra segretissima riunione. Ne sono testimone. – indicando il cielo con il  dito indice – E voi siete degli arroganti! –

Camminava intorno agli uomini, con le mani incrociate dietro la schiena e passo ampio, costringendoli entro un cerchio immaginario come fa il cane con il gregge, mentre continuava ad appellarli con una interminabile lista di insulti in ordine alfabetico. Quando finalmente arrivò a: – Zoticoni! – si fermò sul posto e, introdottosi nel mezzo degli uomini, agitando il dito indice in prossimità dei nasi di ognuno, li rimproverò a dovere, per poi mettersi a ricordare loro la lunga storia dei Pani, camminando in lungo e in largo per la Sala.

Quando ebbe finito dovette svegliare gli uomini, che nel frattempo si erano accasciati l’uno sull’altro sbadigliando a tutte fauci, e concluse: – Ora,  essendo io testimone di questi misfatti, vi comunico che non permetterò che un’unica pagina potrà essere modificata del Libro Superstite –

Il Libro Superstite era l’unico volume a essere stato salvato dal grande incendio innescato da Panilio Podarno Tonzetti Figliacci (che da quel momento in avanti si era fatto chiamare solo Panilio e con tale unico nome passò alla storia), redatto in gran segreto da un Padre incisore, Oboleto Sederni Faldo, durante le giornate della rivolta in cui squadre di Senza Nome armate di cerini si erano date da fare a sterminare ogni forma incisa esistente.

Oboleto Sederni Faldo si era preoccupato di copiare quante più incisioni possibile sul Libro e lo aveva poi affidato alla tutela del Palazzo Bustrofedico (sede di ogni sorta di attività amministrativa dei Pani), chissà dove!

– Tu sai dove si trova il Libro! – esclamò Scrabello indicando Anafesto minacciosamente – La famiglia dei censori ne ha sempre usufruito! – aggiunse Lotomante.

– Non esistono più titoli ereditari, sciocchi! – esternò il censore, difendendosi e: – Toglietevi dalla testa il Libro, sciocchi! –

– Tu non sai di cosa parli, censore! – scoppiò Ernefario – Si tratta della risoluzione di un conflitto altrimenti intramontabile – soggiunse Vittore.

– Non state a raccontarmi storie, i conflitti non vivono di vita propria – li redarguì Anafesto indispettito – Siete voi a volerli –

I quattro si guardarono in cerca di una risposta e Lotomante decise di prendere la parola a nome di tutti: – Ormai non c’è più soluzione per tornare alla vecchia armonia. Ognuno la pensa a modo suo e noi intendiamo accontentare tutti in questo modo –

– Contravvenendo alla Legge Superiore che dice: “Nessun singolo individuo tra tutti potrà più rappresentare la volontà collettiva”! – precisò il censore, la cui indefessa conoscenza legislativa gli permetteva di agire sempre nella correttezza.

– Basta solo aggiungere una piccola chiosa – pronunciò timidamente Ernefario.

– Cosa? Chiosa? – si stupì Anafesto.

Dopo una serie di lunghi e contorti ragionamenti, i quattro uomini riuscirono a convincere Anafesto sulla necessità della manovra (includendo lo stesso nella spartizione delle Terre, il quale, in cambio del suo silenzio, pretese il dominio su tutte le terre ancora inesplorate): avrebbero modificato la sezione del Libro Superstite riguardante le Leggi a tutela della ingovernabilità dei Pani, comunicando al popolo che durante la notte un grande albero di palude aveva ripreso a parlare e aveva dato disposizioni a riguardo.

Durante la Prima Era Panica ogni forma di vita sul Pianeta era dotata, appunto, di vita: alberi, piante, rocce, perfino le acque, avevano la capacità di muoversi e parlare, ma nel momento in cui avevano tentato di sovrastare l’uomo erano state punite con l’immobilità e la perdita della parola e ciò a servire da monito ai Pani affinché non tentassero mai di dominare su altri esseri (infatti presto escogitarono di dominare su se stessi).

Così accordati sulla strategia si misero alla ricerca più che caotica del Libro Superstite.

Partendo dalla Sala Duodenale, i cinque uomini si dipartirono freneticamente finché, trovato il Libro incastonato sotto la base del Grande Tavolo (dove Lotomante si era disteso a fare un pisolino), si radunarono attorno allo stesso per deliberare la formula della clausola.

Anafesto volle riservare per sé l’onore di manovrare il Libro e incidervi la chiosa, quando fu colto da un dubbio: – Con cosa incidiamo? – che prontamente Ernefario risolse mordendosi un dito e porgendolo al censore – Diremo che è la resina dell’albero –

Alla Legge che dichiarava: “Nessun singolo individuo tra tutti potrà più rappresentare la volontà collettiva” aggiunse: “Fino a quando non appariranno i Cinque Presidenti”.